#thesleepyhamlet

giovedì 17 maggio 2018

ULLAPOOL CHRONICLES: THE VILLAGERS






ANGUS

Ad Ullapool, quando vuoi andare da qualche parte in autobus e chiedi indicazioni su quello da prendere, ti viene risposto con il nome dell'autista, non con la direzione. Quindi, per essere sicura di salire sul mezzo giusto verso Achiltibuie chiedo a chi guida: "Are you Angus?". Mi dice di sì, perfetto.
Angus è contento di sapere che lavoro in una libreria, perché lui ha la casa che straborda di volumi, di generi diversi. Lo ammetto, non me lo sarei mai aspettata. 
Attraversiamo, in un giorno di sole, il villaggio in cui è cresciuto e la casa in cui è nato suo padre, che mi ricorda la copertina di The Black House di Peter May, sulle cui orme vedo arrivare tanti turisti in libreria.
Si era trasferito ad Aberdeen per frequentare l'università, prende due lauree, una in sociologia ed una in scienze politiche. Tra i suoi coinquilini c'è una ragazza che abita vicino al suo paese natio. Alla fine dell'università diventerà sua moglie: decidono insieme di lasciare la città e tornare alla vita rurale di Achnahaird,hanno due figli, che studiano a Glasgow e ad Edinburgh.
Il lavoro come autista doveva durare un anno poi non l'ha mai cambiato. Penso che ami attraversare tutti i giorni queste terre magiche e dice che ancora si stupisce della bellezza. Ci credo.

Ama i romanzi, Angus ma il suo libro del cuore rimarrà per sempre la prima edizione del READER'S DIGEST: BOOK OF BRITISH BIRDS (1969), per le meravigliose illustrazioni dell'artista neozelandese Raymond Harris Ching e per la peculiarità con cui vengono descritte le diverse specie. È il primo libro che ha ricevuto e che lo lega indissolubilmente alle sue Highlands.


giovedì 10 maggio 2018

ULLAPOOL CHRONICLES: THE BOOKSHOP


L'atmosfera delle ultime settimane è piena di agitazione per il Book Festival che avrà inizio domani e che vedrà protagonisti alcuni tra i maggiori scrittori locali e scozzesi. Faccio il nome di Douglas Dunn, per citarne uno tra tutti quelli che non conoscevo. 

Incontri che meritano un ricordo:

- Erika, che una volta l'anno viene in macchina dalla Cornovaglia per rifornire la sua libreria di casa.  Si è trasferita più di trent'anni fa dalla Danimarca perché trovava l'Inghilterra più libera del suo Paese. 

- Una signora che vive in un villaggio a Nord (nel nulla), ogni sabato mattina accompagna qui la figlia ad un corso di teatro e compra un libro. Avendo smesso di fumare si concede la colazione al Celeidh Place e un libro come "treat".

- Robin che parla italiano e dice "per me questa libreria è...il mondo!" con sua nipote Alex che studia il gaelico e compra testi che non è riuscita a trovare neanche online. Arrivano da Inverness.

- Padre e figlio americani di ritorno da due settimane di cammino nelle Highlands, dormendo solo in bothies (capanni). Si preparavano psicologicamente (gli americani) da mesi per un cammino pioggia e hanno sempre trovato il sole.

- una nonna che sento cantare "Nella Vecchia Fattoria..." in inglese da una sedia in fondo alla libreria, ad una nipote che la guarda incantata.

- Tre generazioni di donne: la nonna che parla gaelico, la mamma che non lo parla perché tolto dalle scuole ai suoi tempi, la figlia che lo studia perché da qualche anno è stato reintrodotto, e lo parla con la nonna. La mamma, anello di mezzo, sta cercando di recuperarlo e compra un libro con testo a fronte.

In questo primo mese e mezzo ad Ullapool ho imparato ad uscire senza chiudere a chiave la porta di casa, ho partecipato a corsi di danza e visto le mie compagne settantacinquenni ballare come pazze "Gloria" di Umberto Tozzi, ho esplorato le Hihghlands su autobus dove eravamo solo io e l'autista; l'ultima, donna, che prima di scendere mi saluta così: "I'll pick you up anywhere I see you".

This is Scotland.




giovedì 3 maggio 2018

ULLAPOOL CHRONICLES: THE VILLAGERS

"Love her but leave her wild."

- Harper Lee, To Kill a Mockingbird (1960) 


 




FAE

Non doveva essere lei la protagonista di oggi ma, si sa, scombinare i piani è una cosa che mi viene benissimo. Poi come fai quando l'estetista del villaggio ti dice che il suo libro preferito è "To Kill a Mockingbird/Il buio oltre la siepe" e tatuata sulla coscia ne ha una bellissima citazione? In uno scatto di euforia ci alziamo in piedi insieme, lanciamo un gridolino di gioia e per un pelo non ci abbracciamo. Ci tratteniamo, immagino, perché siamo in negozio ed è la seconda volta che ci parliamo. Fae, 33 anni, due figli, originaria di Leeds. Dopo tredici anni di andata e ritorno da Ullapool per lavori stagionali decide di trasferirsi ufficialmente in paese e da due anni ha aperto il suo piccolo salone. In queste zone è tutto adorabilmente tinyI suoi genitori, anche loro qui, gestiscono il Ladysmith House, un delizioso Bed & Breakfast bianco e blu. Fae ama cucinare e mi confessa che il suo piatto forte è la "Carbonara", soprattutto da quando un ospite italiano del B&B dopo un "no,no,no" nel vedergliela preparare, ha insegnato a lei e alla famiglia come si cucina quella vera. 

Mi rallegra sempre scoprire cose inaspettate sulle persone; quindi grazie a Fae per le condivisioni e per in venti minuti del mio ritardo all'appuntamento.  

sabato 28 aprile 2018

LA TUA LIBRERIA: THE SLEEPY HAMLET

"Until I feared I would lose it, I never loved to read.
One does not love breathing."

- Harper Lee, To Kill a Mockingbird (1960)





SECRET GARDEN

Lo sapevo che sarebbe arrivato il momento di chiudere la rubrica, e per me quello di scegliere. Mi pento anche dopo aver ordinato un piatto al ristorante, figuriamoci dopo aver nominato i tre libri della mia vita. Ma ci provo. Ci tengo però, prima di tutto, a ringraziarvi anche qua: i lettori, gli amici, chi ha commentato, chi ha cambiato opinione, chi ha scelto un libro, chi è passato. Per tutto quello che mi avete regalato e di cui ho fatto tesoro.

Come libreria ho scelto di mettere l'interno dell'armadio che avevo in camera quando abitavo con i miei; i libri li ho sempre nascosti lì dentro, sotto i vestiti, come se fossero il bene più prezioso, e con un mio (dis)ordine mentale particolare.

Scelgo, senza pensare eccessivamente:

1. TO KILL A MOCKINGBIRD
Harper Lee (1960)

Mi dispiace solo che l'italiano, nel tradurre il titolo con "Il buio oltre la siepe", abbia perso la bellezza dell'espressione "uccidere un usignolo" e di tutto il simbolismo che comporta. Mi riprometto sempre di guardare il film con Gregory Peck ma non l'ho ancora fatto, come metà dei miei pensieri.

2. LORD OF THE FLIES
William Golding (1954)

Indecisa se mettere questo o "Il cacciatore di aquiloni" di Khaled Hosseini, opto per il primo e i motivi sono tre: è entrato in quella fase della vita in cui si conficcano per sempre affetti ed esperienze: l'adolescenza. E me lo sono sempre portato dietro, tanto da farci una tesi di laurea, ossessionata dall'idea del "capro espiatorio"; la seconda e la terza ragione sono che Golding era inglese e ha vinto il Nobel nell'83.

3. LA LUNA E I FALÒ  
Cesare Pavese (1950)

Scelta dettata più che altro dall'autore. Da sempre un debole inconsapevole per gli scrittori suicidi, in Pavese ho trovato una capacità di catturare le sfumature dell'animo umano ad un livello che va oltre la mia capacità di elaborazione di un pensiero. Ed è questo, per me, quello che uno scrittore deve saper fare.

Grazie, ancora, ad ogni singola persona.







giovedì 26 aprile 2018

ULLAPOOL CHRONICLES: THE BOOKSHOP




POETRY IN MOTION

Oggi vorrei dedicarlo all'incontro più bello di queste due settimane:
Entra un uomo con gli occhiali, alto, capello scompigliato e vestiti da boscaiolo. Fa il dottore nel Devon ma è originario di queste terre, quindi ha bisogno di tornarci spesso. È scrittore, anche. Conosce a memoria i poeti locali e, mentre me li sta trascrivendo su un volantino, il successivo cliente, con già i libri da pagare in mano, si ferma e ascolta. Poi dice:"Allora ho sbagliato tutto!(So, I got it all wrong!)", e rimette sugli scaffali i volumi che aveva in mano. Inglese, sulla sessantina, è la fotocopia di Paul McCartney, capello nero tinto e stesso taglio di capelli. Ha così inizio un bellissimo dibattito sulla Poesia, che io, come forma d'arte, devo ancora sentire totalmente affine. Il tempo si sospende. Quando li saluto, lo faccio un po' a malincuore.
Dopo circa un'ora il dottore torna, compra tre libri e mi dice: "Il primo è per te. Per la poesia devi partire da qui." E' un libro di Norman MacCaig,che era un poeta locale e che molti scozzesi sembrano adorare anche come persona. Scopro che abbiamo una sua fotografia appesa in libreria e, proprio il giorno seguente, una turista mi parlerà di lui estasiata, dicendo: "La sua è una poesia inclusiva, non esclusiva."
Il dottore mi saluta leggendo, appoggiato al banco, una poesia di MacCaig che s'intitola "Assisi", sottolineando quelle più importanti nel libro e scrivendo una dedica. Finirà con una sorta di elogio all'isola di St.Kilda che considera in assoluto il luogo più bello del mondo. 
Penso di aver iniziato ad assaporare un po' della magia che luoghi e persone possono scatenare.

sabato 21 aprile 2018

LA TUA LIBRERIA: CLARA

'What's your name?' Leon said, when what he meant was - may I love you for ever? And she told him.

- Tony Parson, Stories We Could Tell (2005)




OH, SO BRITISH!

Clara, classe 1983, anno d'incroci astrali eterni.
Dalle medie ad oggi non me lo ricordo un momento importante in cui lei non sia stata presente. A quattordici anni m'insegna a guidare il motorino, che mi verrà comprato quando ormai i miei coetanei stanno per prendere la patente; lo considero uno di quei fatti della vita che equivale ad una promessa di matrimonio: il sigillo di un connubio. 
Ci pensa lei a presentarsi, che con le parole è sempre stata bravissima. Dell'aspetto della sua libreria posso dire che la rispecchia: amante del modernariato (non poteva capitare ambientazione migliore in occasione del Salone del Mobile), appassionata di alcuni aspetti della cultura britannica, d'impatto (nel senso che non puoi evitare di fermarti ad ammirarla).

Autobiografia della protagonista di oggi e delle sue tre scelte: 

"Il mio primo amore, più che la lettura, è stata la scrittura. Dal diario segreto regalatomi da una prozia lontana, ai tempi della scuola, l'unica verifica che non temevo ma anzi attendevo con impazienza. Fino ai progetti minuziosamente costruiti assieme alla mia migliore amica sopra il muretto del canale, per scrivere un libro sul nostro paese e tutti gli intricatissimi segreti che lo popolavano; a 14 anni ti sembra davvero che quella sia la ricetta perfetta per sfornare un bestseller internazionale. Poi, per mancanza di tempo, di ispirazione e più semplicemente di talento, ho iniziato ad innamorarmi di ciò che gli altri scrivevano. Senza un genere preciso: per raccomandazione, per la grafica della copertina, per citazione in altri libri, film o canzoni e a volte perché semplicemente trovati, da qualche parte. Così mi sono costruita il mio gusto letterario, per niente raffinato o coerente, ma mio. E così è anche la mia scelta dei 3 libri, non delle più ricercate, forse ci sono stati libri che mi sono anche piaciuti di più, ma questi sono quelli che, in questo preciso momento della mia vita, sento mi rappresentino maggiormente.

1. La casa degli spiriti 
Isabel Allende (1982)

Mai avrei creduto di appassionarmi ad una saga famigliare. Ho provato per mesi a terminare "Cent'anni di solitudine" senza successo (lo so, sacrilegio!) ma sarà stato leggerlo in lingua originale, un illuminante professore universitario che illustrava il Realismo Magico in maniera coinvolgente o l'omonimia con una delle protagoniste, ma il libro mi ha rapita. Perché la famiglia di ognuno di noi è in fondo una saga, con i suoi drammi, gli scandali, i segreti e l'amore più totalizzante che esista. Per quanto si fugga le radici riaffiorano sempre, per abbracciarci o strangolarci, in base a come ci si rapporta con esse.

2. Stories We Could Tell
Tony Parson (2005)

Questo libro l'ho scelto su una bancarella per il titolo (e ok, perché sulla copertina c'è una Union Jack). L'autore riprende quel titolo da una canzone, ma io da una frase simile sono stata a lungo ossessionata e ancora, ciclicamente, lo sono: la paura, il terrore di una vita piatta, dell'anonimato, di non avere, arrivata ad un'età X, "storie da raccontare". La notte in cui si svolge il libro è invece piena di avvenimenti, ambientata nella Londra di fine anni '70, avvolta da quella musica che tanto amo, il tutto nella continua tensione tra voglia di regolatezza e serenità e paura dell'immobilismo. Story of my life.

3. La vita davanti a sé 
Romain Gary (1975)

Questo volume invece me lo ha regalato la mia migliore amica, la stessa con cui fantasticavo di imbastire un duo letterario al liceo. Lo ha comprato la scorsa estate in una libreria indipendente del mio attuale paese, in un periodo per me un po' difficile. Ce lo ha consigliato un libraio pervaso dall'ennui de vivre ed il cinismo, il quale, mentre noi ci guardavamo intorno, illustrava solennemente ad una bambina di 8 anni come il libro che aveva scelto fosse in realtà sopravvalutato e sorretto solo dalla pachidermica macchina pubblicitaria della propria casa editrice: inutile dirlo, è stato amore. E infatti ci ha beccato in pieno, dopo un secchissimo scrutinio dei miei gusti ha estratto, secondo una catalogazione conosciuta solo a lui, il libro di questo scrittore tra il dandy e il gotico. Parla di un bambino arabo cresciuto a Parigi da una ex prostituta ebrea ora obesa, ma raccontato dalla voce del bambino stesso, in uno stridere continuo tra il grottesco di quelle circostanze e l'ingenuità del protagonista, dimostrando che si può sopravvivere anche alla sofferenza apparentemente più insostenibile.

Scopro dai libri scelti il livello di conoscenza che ho di alcune persone, ed è rassicurante, come i punti fermi della propria vita. La famiglia, la musica, il sarcasmo: queste le tre parole che mi parlano di te, in relazione ai titoli che hai dato. E in ogni storia che proponi c'è, più o meno nascosto dagli strati che la vita ha costruito, il concetto d'infinita bellezza che ti porti dietro dalle versioni di latino: "per aspera ad astra".   


giovedì 19 aprile 2018

ULLAPOOL CHRONICLES: THE VILLAGERS

"He saw in happiness the seeds of independence, and in independence the seeds of revolt."

- Mervin Peake, Titus Groan (1946)




POLLY

Ha ufficialmente inizio la presentazione dei personaggi che ho incontrato ad Ullapool. È cominciato tutto con Polly. Io vivo in una casetta nel suo giardino; le indicazioni che mi ha dato per raggiungerla sono state: dal porto cammina tenendo il mare alla tua destra, e ad un certo punto, dopo la salita, la trovi. Tuttora non so l'indirizzo.
Originaria di Liverpool - dice "fucking" ogni trenta parole - ha vissuto da studentessa l'Inghilterra di fine anni '60 e ne ha mantenuto lo spirito. Viene nelle Highlands per una prima visita nel 1976 e capisce all'istante che è il posto in cui vuole vivere. Torna a casa, va direttamente nello studio in cui lavora come designer tessile per una multinazionale e si licenzia, lasciando tutti increduli. Chiede al marito se la vuole seguire ma lui rifiuta. Viene da sola. Col tempo aprirà un negozio dove ancora oggi vende le sue creazioni: The Unlimited Colour Company.
Non l'ha fermata neanche un incidente che le aveva paralizzato metà del corpo. In dieci anni ha riguadagnato quasi completamente la mobilità, continua a tessere preziose stoffe indiane con un enorme telaio che ha in casa, prende un volo ogni inverno per l'Asia o il Sud America e si procura i tessuti con cui darà vita ad opere d'arte uniche, come quelle che vedete nella foto.

Il libro scelto da Polly è Titus Groan, un romanzo dal realismo gotico che narra le vicende all'interno di un castello. Un piccolo capolavoro. Come lei, del resto.